Prestazioni

Esami ginecologici per la diagnosi prenatale A baia

Il Centro Ginecologico Rigatti è all’avanguardia nel campo dell’ostetricia e della ginecologia. L’attività con sede a Baia (NA) in Via Lucullo 37 si occupa principalmente di seguire la donna in gravidanza dall'accertamento al momento del parto, mettendole a disposizione la massima disponibilità in termini di monitoraggio e test per la diagnosi prenatale lungo tutto il periodo della gestazione.

Ecoflussimetria fetale e analgesia epidurale

ECOFLUSSIMETRIA FETALE

Comunemente chiamata “epidurale” o “peridurale”, l’analgesia epidurale durante il parto consente a molte donne, al giorno d’oggi, di vivere in maniera più serena il momento del travaglio. Tuttavia c’è sempre poca chiarezza per quanto riguarda gli effetti e i possibili rischi di questa pratica: pertanto andremo ad analizzare insieme questi fattori per approfondire il discorso in maniera quanto più dettagliata.

L’effetto dell’analgesia epidurale, che anestetizza completamente la parte inferiore del corpo, consente alla donna di non avvertire più dolore durante il travaglio e di percepire dunque le contrazioni come semplice sensazione d’indurimento dell’addome.

L’analgesia epidurale viene diminuita nei momenti che precedono immediatamente il parto al fine di permettere alla paziente di spingere meglio, mentre in caso di taglio cesareo viene aumentata in maniera da fungere da vera e propria anestesia locale. L’epidurale viene eseguita dopo l’inizio del travaglio quando si ha una dilatazione della cervice uterina di circa 3-4 cm, e viene somministrata in corrispondenza del margine superiore delle ossa iliache.

Totalmente indolore e introdotta tramite un ago molto sottile e di un piccolo sondino, l’epidurale non interferisce con alcun esame relativo alla diagnosi prenatale ed ha un tasso di rischio molto basso per quanto riguarda il feto e la madre.

Per quanto riguarda le controindicazioni invece, è possibile riscontrare infezioni nell’area di esecuzione dell’analgesia, allergia ai farmaci o malattie della coagulazione, oppure ancora gravi patologie discali della colonna, scoliosi, emicrania o cefalea ricorrente.

Diagnosi prenatale

ECOGRAFIA PRENATALE

Tra gli esami più comuni relativi alla diagnosi prenatale sono contemplati il tri-test, l’amniocentesi e il prelievo dei villi coriali. Procediamo con ordine evidenziando i tratti distintivi di ciascun esame citato.

Il tritest, che si svolge normalmente intorno alle settimane 16 e 17, consiste nel monitoraggio del dosaggio plasmatico di 3 sostanze: il beta HCG, l’alfa-fetoproteina e l’estriolo. A seconda della concentrazione delle suddette sostanze è possibile individuare il possibile rischio di Sindrome di Down, ed è inoltre possibile evidenziare eventuali difetti di chiusura del tuo neurale.

L’amniocentesi precoce (diversa da quella relativa alle fasi più avanzate della gravidanza) invece si esegue tra la sedicesima e la diciottesima settimana, e consiste nel prelievo di liquido amniotico tramite un ago molto sottile che, introdotto attraverso la parete addominale, permette di isolare cellule fetali fondamentali per l’individuazione di determinate patologie come la spina bifida e l’anencefalia.

Quest’esame, che presenta un tasso di abortività dell’1% e può dunque essere eseguito solo con il consenso della madre, è inoltre fondamentale per il sesso del nascituro e per la diagnosi della sindrome di Down.

La biopsia dei villi coriali per via transaddominale o transvaginale consiste per l’appunto nel prelievo di un campione di villi coriali che vengono individuati grazie a una specifica ecografia.

L’analisi in questione, da effettuarsi tra la nona e la dodicesima settimana circa, consente di avere a disposizione maggiori informazioni sul codice genetico del feto, ed è di grande utilità per l’individuazione di eventuali malattie legate al DNA.

Tra gli svantaggi della biopsia è purtroppo da segnalare un tasso di abortività che va dal 4% al 10% e l’impossibilità di curare eventuali patologie gravi individuate, fatto che definisce l’esame in questione come un test finalizzato al possibile aborto terapeutico. 

Tali controindicazioni (comuni sia all’amniocentesi che alla biopsia dei villi coriali) mettono spesso a dura prova la donna in gestazione, che deve decidere autonomamente e in linea con i propri valori quali siano le scelte più adatte. 

In conclusione, tutte le pratiche relative alla diagnosi prenatale sono indubbiamente utili per determinare la salute intrauterina del nascituro, ma non forniscono sufficienti informazioni utili circa la possibilità di riscontrare gravi handicap in gravidanze future.

Ecografia ginecologica

Ecografia di un feto nel terzo trimestre

  

Oltre ai vari esami di diagnosi prenatale, presso il Centro Ginecologico Rigatti vengono svolte approfondite ecografie transvaginali ed esterne. L’ecografia consente di monitorare i nostri organi interni tramite l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni) non udibili dall’orecchio umano.L’apparecchio per l’esecuzione di tali esami viene detto ecografo, ed è costituito da un sistema elettronico, un monitor e la sonda, la quale può essere transaddominale, transvaginale, bi o tridimensionale. L’esame ecografico che viene effettuato durante la prima visita ginecologica consiste in una prassi abbastanza comune (anche se non obbligatoria) e viene definito “ecografia di supporto” o “office ecografia” in quanto finalizzata all’acquisizione dei dati fondamentali che serviranno nella gestione clinica della futura madre. L’ecografia in gravidanza è necessaria in molteplici momenti, e a seconda della settimana viene eseguita per scopi differenti e in modalità diverse. Secondo ciò che prevede il decreto ministeriale Guzzanti-Bindi, in particolare, le ecografie da eseguire sono tre, una per trimestre, anche se talvolta è necessario sottoporsi a più esami di questo tipo. Benché le immagini dell’ecografia vengano solitamente acquisite in formato bidimensionale, nel caso fossero presenti particolari anomalie si procede all’acquisizione tridimensionale. Ma adesso occupiamoci di vedere nel dettaglio quale sia l’utilità dell’analisi in questione a seconda del trimestre. Nel primo trimestre è necessario per individuare il numero di embrioni o feti e per la visualizzazione dell’attività cardiaca, ma ha anche la funzione di valutare se l’epoca gestazionale corrisponde alla data dell’ultima mestruazione. Durante il secondo trimestre l’ecografia ha invece la funzione di valutare se le dimensioni fetali corrispondono ai valori di riferimento (la cosiddetta ecografia “morfologica”),  mentre nel terzo trimestre viene valutato l’accrescimento fetale, la quantità di liquido amniotico e la localizzazione placentare. Grazie all’esame ecografico possono essere identificate dal 30% al 70% delle maggiori malformazioni fetali, anche se la localizzazione di eventuali anomalie può dipendere da diversi fattori quali: la localizzazione dell’anomalia l’epoca gestazionale in cui si esegue l’entità dell’anomalia la posizione fetale lo spessore dell’addome materno l’apparecchiatura a disposizione, che può fornire immagini più o meno accurate. Talvolta l’ecografia può non essere una garanzia ineccepibile per quanto concerne la diagnosi prenatale di eventuali anomalie, in quanto queste ultime possono anche manifestarsi tardivamente. Inoltre l’esame ecografico, che dev’essere necessariamente eseguito da operatori altamente esperti, non individua le cosiddette malformazioni minori, ovvero quelle legate alle dita di mani e piedi.Oltre alle ecografie sono presenti altri tipi di esami fondamentali da compiere durante la gravidanza, come per esempio lo screening delle anomalie cromosomiche e i test diagnostici invasivi. Nel primo caso, gli screening evidenziano eventuali problematiche legate al DNA come per esempio la sindrome di Down (trisomia 21, l’anomalia più frequente) tramite il calcolo specifico legato alle possibilità di una donna di generare figli con questa mutazione.A questo proposito, il test più eseguito è il test combinato, il quale viene eseguito tra l’11° a la 13° settimana e consiste nella misurazione della translucenza nucale e nel dosaggio su sangue materno di free-ßhCG e la PAPP-A, sostanze prodotte dalla placenta. I test diagnostici invasivi (amniocentesi - villocentesi - cordocentesi) consentono invece di diagnosticare eventuali anomalie cromosomiche fetali e di individuare alcune malattie infettive trasmesse da madre a feto.

· La villocentesi si effettua tra l’11° e la 13° settimana, e consiste nel prelievo di una ridotta quantità di materiale placentare che consente di evidenziare anomalie cromosomiche come la sindrome di Down oppure ancora patologie geniche come la talassemia.  

· L’amniocentesi viene eseguita tra la settimana 16 e la 20, e determina il corredo cromosomico fetale e l’eventuale presenza di infezioni fetali. 

·  La funicolocentesi, in ultimo, consiste nel prelievo di sangue fetale dal cordone ombelicale. Tale operazione, effettuata sotto la guida di un’ecografia, consente di studiare in maniera approfondita i parametri ematologici fetali. 

Tra i servizi diagnostici non invasivi effettuati presso il Centro Ginecologico Rigatti è contemplato il doppler. La velocimetria doppler consente di analizzare il flusso ematico all’interno dei vasi sanguigno materni e fetali tramite una semplice ecografia, e si effettua principalmente nelle gravidanze complicate da un rallentamento della crescita fetale o da ipertensione.

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